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Precursori
C. F. Samuel Hahnemann (1755-1843) è considerato il padre dell' omeopatia. Fu in effetti il primo a dare tale nome alla scienza che si accingeva a scoprire e sulle sue teorie si basano gli studi scientifici attuali della branca medica dell'omeopatia, ma non fu il primo ad intuire quello che fu poi il fulcro della sua teoria.
Infatti già nell'antichità il medico greco Ippocrate (III secolo a.C.) aveva intuito il principio della similitudine asserendo che i malati potevano essere curati sia con rimedi contrari sia simili alla patologia presentata. Nel '500 anche il medico tedesco Teofrasto Bombast von Hohenheim detto Paracelso (1493-1542) formulò pensieri simili alla teoria poi enucleata da Hahnemann raccomandando in alcune patologie l'uso di medicamenti a dosi piccole.
Biografia
S. Hahnemann era un brillante medico della scuola ufficiale, esercitava presso l'Università di Lipsia e godeva di tale rinomanza da essere chiamato alla corte imperiale. Uomo di coscienza e scrupolosità scientifica, deluso dalle modalità con cui le malattie venivano affrontate e convinto dell'incapacità di curare i propri pazienti utilizzando i metodi della medicina tradizionale del suo tempo, decise di abbandonare la sua professione di medico. Conoscendo correttamente le lingue decise di dedicarsi alla traduzione di testi scientifici per mantenere la sua famiglia, come già aveva fatto in gioventù per mantenersi agli studi. L'editore per cui lavorava gli diede da tradurre la "Materia medica" dell'inglese Cullen, famoso trattato di farmacologia dell'epoca. Hahnemann rimase colpito dagli studi di Cullen sulle proprietà febbrigene della china: il Cullen osservava che gli operai che raccoglievano la china per la produzione del chinino, farmaco per la cura della malaria, presentavano, dopo un determinato periodo di permanenza nelle piantagioni, dei sintomi febbrili molto simili a quelli presentati dagli ammalati di malaria. Incuriosito da questa similitudine, Hahnemann decise allora di sperimentare su se stesso gli effetti della China e assunse per cinque giorni 2 grammi di China 2 volte al giorno, annotando scrupolosamente tutti i sintomi che si manifestavano. Si rese conto con stupore che ogni giorno alla stessa ora era preso da febbri intermittenti, quelle stesse che la China in soggetti ammalati era in grado di curare.
Hahnemann ritenne allora di aver scoperto una nuova legge terapeutica, intuendo la relazione esistente tra rimedio e malattia, e cioè che un rimedio elimina una serie di sintomi (malattia) da una persona che li manifesta (malato) , solo se è in grado di produrli (malattia artificiale) in un'altra persona che non presenta sintomi di alcun tipo (sano).
Iniziò così la sua opera di sperimentazione di farmaci, su di sé, sui suoi figli e sui suoi allievi, che lo portarono per 40 anni a lavorare con 61 rimedi, ognuno dei quali era in grado di provocare una serie di sintomi, che egli chiamò nel complesso Patogenesia del rimedio. In ogni sperimentazione ottenne sempre la medesima risposta: i farmaci provocavano in soggetti sani gli stessi sintomi che potevano curare negli ammalati.
Verificò inoltre ( e questa fu la sua grande intuizione) che tali sostanze diventavano sempre più efficaci e meno tossiche se venivano diluite e dinamizzate (la soluzione viene agitata per accrescerne l'efficacia). Così mise le basi di quella nuova dottrina che poi denominò Omeopatia (dal greco "omoios": simile e "patos": sofferenza).
Hahnemann pubblicò i risultati dei suoi studi, dapprima nel "Saggio su un nuovo principio per dimostrare il valor curativo delle sostanze medicinali" (1796), successivamente nel "Organon dell'Arte del guarire" (1810).
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